martedì 27 dicembre 2011

Ritratto
sesta parte
Preliminari
Ringraziai, avviandomi un po deluso verso la porta. Mentre scendevo le scale, mi disse "Non si preoccupi, giovanotto.... andrà tutto bene."
Caro Maestro.
Il fine settimana, portai il cane nella Pineta, per distrarmi dall'agitazione. Ci andavo sempre, a farlo correre, e a parlare con una signora che aveva il figlio studente di medicina, e portava il cane a spasso pure lei. Parlava volentieri con me, perchè le avevo raccontato che mi ero laureato da poco, e che facevo l'aiuto anestesista al Policlinico. In realtà, l'anestesista era mio cognato. Ma io sbirciavo sempre i suoi libri mentre era fidanzato con mia sorella, e mi pagavano per fare la guardia davanti alla porta del salotto buono, mentre si sbaciucchiavano. Dopo laureato, lo andavo a trovare spesso in sala operatoria, ed avevo imparato un sacco di cose. Ne sapevo praticamente quanto lui, di anestesia. E così, nonostante sembrassi persino più giovane della mia età, la signora era convinta, e mi teneva in altissima considerazione, come fossi una promessa della chirurgia. Spesso le davo anche ottimi consigli su come il suo studioso figlio dovesse affrontare gli esami più difficili. I miei consigli erano ottimi davvero, perchè da quando la signora mi frequentava, il figlio predeva ottimi voti. Ma sto divagando. Questa è un'altra storia, la racconterò un'altra volta. Tornando alle mie ansie di quel momento, continuavo a recitare come un rosario le tabelle di stop dei flash, a far mente locale sui comandi delle Rolleiflex (che avevo visto solo sulle riviste), e a ripassare mentalmente la posizione delle luci nei ritratti, che veramente era un buco nero per me.
Andai da mia madre, a recuperare il camice. Feci molte fotografie (come se servisse), ritratti a C., che come al solito, si prestava paziente, e prove di sviluppo e di stampa. Mi feci anche fare delle nuove foto tessera da un famoso fotografo a Roma, pagate profumatamente, per vedere come disponeva le luci. Tutto quello che potevo, insomma, per prepararmi al grande evento.
La mattina del lunedi fatidico, alle sei e mezza, due ore prima che B. aprisse, ero sul pontile, davanti alla pasticceria dei Krapfen. Ancora chiusa.
Tiravo sassi in acqua, con le mie solite scaramanzie. "Se prendo quella macchia di spuma laggiù, andrà tutto bene". Pluff. Fuori. E inventavo un'altra scaramanzia, dicendomi "Stavolta vale davvero".... Faceva un freddo cane, con un bel sole, e quel vento tagliente che piace tanto alle spigole. Pensai che mi sarebbe venuto il naso rosso, e che non stava bene. Allora, inforcata la bicicletta, andai verso il negozio di S. (Si, proprio quello del racconto Dubbi...). In uno dei rari periodi in cui non era in giro per il mondo, il padre gli aveva rilevato un piccolo supermercato. Ci andavo spesso, perchè lui (che era un omone), faceva sempre il cretino con le signore quando affettava salami. Era divertente. Poi, soprattutto, apriva prestissimo, perchè arrivavano i camioncini dei latticini a portargli la merce fresca. Arrivai con la bicicletta fino dentro il negozio. S. aveva addosso una parannanzi dei Fratelli Francia, con tanto di berrettino. Si divertiva, a giocare al salumiere. Si divertiva sempre, con tutto. Era tutto un gioco. Bevemmo un succo di pomodoro (era fissato che faceva bene), seduti per terra nel cortiletto dietro al supermercato. Mi raccontò delle ultime scemenze che aveva combinato, mentre aspettavamo i camioncini. Ne arrivò uno. Trattarono sul prezzo della mozzarella. Il tizio chiedeva una cifra, S. glie ne proponeva un'altra. Alla fine, S. gli disse: "Apprezzo la buona volontà, e oltretutto le tue mozzarelle sono freschissime. Ma non le mangio io. E siccome da C. le pago quaranta lire di meno, compro quelle. Non scaricare". L'uomo discusse ancora un po, denigrando le mozzarelle di C., facendo controproposte... Alla fine, gli fece scaricare metà quantitativo, a quaranta lire di meno. Dopo mezz'ora, arrivò il camioncino di C..
S. fece la stessa storia, abbassando il prezzo anche a lui di quaranta lire, e gli fece scaricare mezzo carico. Era un commerciante nato. E giocando ai venditori di mozzarelle, tirammo le otto e mezza.


segue

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