Ritratto
seconda parte
Ero poco più di un ragazzo. E la donna incuteva, di sicuro, un certo timore. "Così, lei cerca lavoro... e sarebbe un fotografo..." mi disse, squadrandomi dall'alto in basso.... "Dovrebbe aspettare..." mi disse. "E' una cosa di cui dovrebbe parlare con B.". "Ma non tarderà molto: sta per rientrare". Mi fece sedere su una specie di triclivio che c'era all'ingresso dello studio. Di li, guardavo a tratti lei, a tratti La Signora aveva folti capelli neri, cotonati un una specie di covone sulla testa, come si usava diversi anni prima. Un personaggio a metà tra Moira Orfei e la tordella, la moglie del capitan Cocoricò. Una profonda cicatrice le attraversava il naso aquilino. Stava dietro al banco di vendita, che in realtà era una specie di bacheca orizzontale, in puro stile veneziano, come il resto dello studio. Poggiava le mani sulla vetrina, con le spalle in avanti, come un pugile all'angolo in attesa che suoni il gong. Ogni tanto, spariva dietro una tenda, e tornava dopo qualche minuto, come se stesse cucinando un minestrone da qualche parte. Ogni volta che rientrava, riprendeva la stessa posizione, guardando verso le scalette di ingresso.
La Signorina no, lei non si muoveva. Stava a braccia conserte dietro la cassa, come un militare a riposo, se non fosse per il seno esagerato. Il grembiule marrone minimizzava il più possibile, e si intuivano altre strutturate armature, ma l'impresa di contenere quelle grazie era disperata. Ogni tanto, dal riflesso nel vetro di una delle tante fotografie appese, mi sembrava che mi guardasse con l'attenzione di chi potrebbe trovarsi di fronte ad un nuovo collega. Ma quando mi giravo, sembrava una lampadina spenta.
Quanto a me, mi guardavo attorno, cercando di non darlo a vedere. La stanza, al piano mezzanino, faceva parte di una villa, che fungeva da negozio e (come scoprii dopo), abitazione. Due lati erano chiusi da una vetrata, c'era molta luce. L'altra metà era misteriosamente in ombra. Questo innaturale contrasto sembrava fatto apposta per lo studio di un ritrattista. Come ho detto prima, l'arredamento era completamente in stile veneziano, con colori avorio e verde muschio. Le cornici erano rigorosamente in oro antico, e i personaggi ritratti sembravano presi da un rotocalco mondano anni 50'. Nell'angolo, c'era una strana macchina, una specie di grande stufa cilindrica, con uno sportello in vetro curvo. Sulla macchina c'era aggrappata un'aquila impagliata.
B. entrò senza degnarmi di uno sguardo, con
"Aspetti, le apro la tenda" scattò
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