martedì 27 dicembre 2011

Ritratto
Quarta parte
Passò dietro al bar, scrutò le bottiglie, si girò, e mi disse "Peppermint & soda water?...       
 "Grazie", risposi. Come un consumato barman, versò la dose prescritta di ghaccio e Menta Sacco nei bicchieri, e li riempi con selz, spruzzato con una bella bottiglia anni 50'. Poi, di nuovo mettendomi a fuoco con il suo tic, mentre cercavo di bere con indifferenza, mi chiese, con uno sguardo fortemente interrogativo: "Lei gioca a scacchi?". Mi venne in mente il settimo sigillo. Risposi: "Si", senza capire a cosa andavo incontro, ma con una specie di sinistro presagio.


"Venga con me, Signohhrr M.", disse con un tono perentorio, dirigendosi verso una porta del salone. Lo seguii. Attraversammo un locale magazzino, in cui erano stipate le cose che avevo sempre desiderato. Negativi, carte, sviluppi... guardavo attonito. Poi passammo attraverso una specie di "camera iperbarica", una doppia porta che isolava la camera oscura. E finalmente, nel tempio. Non ci misi molto ad adattarmi alla luce. B. usava già una luce giallo-verde, per la stampa positivi, dell'esistenza della quale avevo letto in alcune riviste tedesche. Mi illustrò, girando da sinistra a destra, i vari elementi. "Questi sono i bagni termostatati", disse indicando una lunga fila di vasche arancioni per il bagno di sviluppo, arresto, fissaggio e lavaggio...pensavo al mio angusto gabinetto, nel quale, una volta collocate le vaschette, non era possibile girarsi. "Questo è l'esposimetro automatico per le stampe dei clienti", disse mostrandomi un macchinario che sembrava vagamente un diascopio per diapositive spento. All'attrezzo, lavorava appollaiato su una specie di trespolo il Pallotta, quello che doveva andar via. Velocemente, poggiava un 10x15 sulla macchina, e mentre l'otturatore dell'ingranditore si apriva per un paio di secondi, premeva una sequenza di pulsanti quasi sempre diversa. Ne aveva una pila alta parecchi centimetri davanti. Il Pallotta non si girò neppure. "Queste sono le carte" disse indicando una intera parete nella quale erano presenti migliaia di scatole da cento fogli di carta da stampa. A quel punto, mi si deve essere aperta la bocca, da sola. Nei miei momenti più fortunati, riuscivo a permettermi una busta da 10 in gradazione 2 e 3. "Vede, Signohhrr M., " qui usiamo carte opache e lucide, fondo sabbia, seta e tela, calde e fredde, al clorobromuro,.... toni oliva e seppia.... Molte le vado a prendere in Germania,.... altre in Romania,  o in Polonia.... Sa, molti tipi non sono più in commercio..."
Mentre parlava, sentivo un brivido dietro la schiena. Avevo decantato le mie virtù con la persona sbagliata.... alla prima stampa mi avrebbe scorticato vivo.
Ma lui andava avanti. "Qui ci sono le maschere" (maschere????), "Qui le taglierine...", "Qui le ottiche", "Qui le lastre".... Ero immerso nel sudore freddo. "E qui, il mio bambino". Incredibilmente, non l'avevo visto prima. Era un ingranditore Durst Labormat motorizzato, con tre teste, alto fino al soffitto come un immenso microscopio. Azionò leve e pulsanti, mentre il macchinario si muoveva, basculava, si inclinava....
"Le piace?" disse alla fine. La Menta Sacco tornava su, spinta dalle bollicine di selz. "Bello", dissi come un'ebete.
segue 

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